Sito archeologico Roccazzo

Sito archeologico Roccazzo

In prossimità della zona agricola Borgata Costiera sorge un’importante area di grande interesse storico e culturale: si tratta del Sito Archeologico di Roccazzo, che con la sua estensione di 20 ettari risulta essere uno dei più ampi di tutta la Sicilia. Situato nel territorio di Mazara del Vallo, il sito dispone di numerosi reperti, i quali attestano che sin dal III millennio a.c. l’uomo aveva stanziato qui le sue radici.  Le ragioni che spinsero l’uomo ad occupare la zona si risolvono quasi certamente nella particolare conformazione del territorio: la rigogliosa flora e la posizione sopraelevata che da sempre hanno caratterizzato Roccazzo fecero dell’area un punto strategico del quale avvalersi.

L’intero sito archeologico giace su di una roccia calcarea che a livello locale viene definita Magaggiara; nello specifico, Roccazzo riguarda un insediamento risalente all’era eneolitica, più comunemente definita come età del rame. Attualmente il sito è in grado di riportare solo una parte di ciò che in passato lo aveva contraddistinto: entrando nel dettaglio, ciò che rimane delle epoche passate equivale alle fondamenta di alcune abitazioni, più precisamente di quattro capanne concepite a forma rettangolare; a questi semplici complessi abitativi si aggiungono le 47 tombe contenute all’interno della necropoli: le ricerche condotte in merito hanno evidenziato come ciascuna tomba fosse destinata all’inumazione di un solo cadavere; la regolarità di questo schema subisce una brusca interruzione in prossimità della tomba numero 29, la quale mette in evidenza la custodia di ben 14 cadaveri.

L’anno 2008 ha segnato per il Sito Archeologico di Roccazzo un periodo di importanti scoperte: gli scavi condotti da Sebastiano Tusa, infatti, hanno portato alla riscoperta di numerosi resti, meno evidenti di quanto non lo siano quelli precedentemente elencati.  Ciò che è emerso dall’indagine corrisponde ad una serie di capanne ricollocabili proprio al periodo eneolitico, e ad alcune tombe di secondaria importanza; gli stessi scavi hanno riportato alla luce alcuni esempi artistici dell’epoca, per la precisione alcune ceramiche realizzate durante la fase neolitica e quella del bronzo. Le ceramiche sono inoltre state affiancate da pezzi di legno e selce lavorati con tecniche primitive: ciascuno di questi induce ad ipotizzare la presenza di laboratori artigianali. A questi ultimi inoltre è andata ad aggiungersi una struttura greca di dubbia datazione: la supposizione maggiormente quotata lascia presagire che l’edificio risalga al periodo in cui Selinunte venne colonizzata, ossia intorno al VI secolo a.c.

La maggior parte dei reperti ritrovati presso il sito archeologico è attualmente conservata all’interno del Museo Civico, presso il Centro Polivalente di Cultura. Quest’ultimo, oltre ai rudimenti artistici precedentemente descritti, custodisce anche gli oggetti rinvenuti nelle tombe, i quali, nella loro semplicità, fungevano da corredo funerario. Le più comuni ciotole sono accompagnate da una collana di conchiglie e da un dente di squalo originariamente contenuti all’interno della tomba numero 40: questo particolare induce a pensare che la stessa tomba fosse occupata da un personaggio eminente, che a differenza degli altri meritava di essere ricordato con qualche tratto identificativo.

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