Sito archeologico Selinunte

sito archeologico selinunte

 Il sito Archeologico di Selinunte prende il nome dall’antica città greca sulla quale si erige. La denominazione Selinunte deriva dal termine greco sèlinon, che corrisponde ad una varietà di prezzemolo selvatico molto diffuso nella zona. La città venne fondata nel 650 a.c., ma ebbe una vita relativamente breve: dopo 240 anni, infatti, giunse al suo declino per mano dei Cartaginesi. In seguito a tale avvenimento ciò che rimaneva di Selinunte venne sottoposto ad ulteriori oltraggi, alcuni dovuti a calamità naturali quali ad esempio i terremoti. Attualmente i resti della città occupano il territorio del Comune di Castelvetrano, dando origine ad un parco di circa 40 ettari.

Il sito archeologico, per merito di tutti gli elementi che lo compongono, è suddivisibile in cinque aree ben distinte: al centro vi è l’acropoli, la quale domina il territorio circostante con numerosi templi e fortificazioni; a nord, in prossimità della collina Mannuzza, è collocato l’abitato antico; ad ovest è possibile individuare la collina Gàggera, sulla quale è stanziato il santuario della Malophòros; ad est, sulla collina orientale, sono situati alcuni templi secondari, ed infine vi è la necropoli, la quale si sviluppa nell’area circostante all’antica città greca.

L’abitato antico che si erge sulla collina Mannuzza presenta una forma approssimativamente trapezoidale. L’area non è ancora stata assoggettata a veri e propri scavi, ma le ricerche che sono state condotte in merito hanno accertato che i residenti della zona avevano stanziato qui le proprie origini sin dal momento della fondazione della città.

In prossimità della collina Gàggera è appunto collocato il santuario della Malophòros, ossia un omaggio edificato in onore della dea della fertilità. I resti del tempio vennero riportati alla luce in un periodo compreso tra il 1874 ed il 1915; la recinzione che attornia il santuario presenta una forma quadrangolare, ed all’esterno di quest’ultima è collocato un lungo porticato che quasi certamente fungeva da punto di riferimento per i pellegrini; all’interno della recinzione è possibile individuare il grande altare, il quale in fase di ritrovamento presentava un considerevole accumulo di ossa e ceneri, probabilmente ricollocabili ai sacrifici precedentemente svolti all’interno del santuario.

Le aree adibite a necropoli, infine, sono essenzialmente tre: nello specifico, si tratta della Buffa, stanziata nella collina orientale, di Galera Bagliazzo, dove sono presenti numerose tombe scavate nel tufo, ed infine di Pipio Bresciana e Manicalunga Timpone Nero. Quest’ultimo ha condotto alla rilevazione di numerose anfore che attestano la pratica della tecnica crematoria.

Il Sito Archeologico di Selinunte rappresenta una fonte ricca di reperti di ogni genere, i quali permettono di delineare con chiarezza lo stile di vita che veniva condotto all’intero della città. Alcuni esempi di reperti si risolvono nelle figure votive in terracotta ricavate dal tempio della Malophòros, i vasi corinzi situati nella necropoli ed ancora gli innumerevoli esempi di arte figurativa che attualmente sono stati trasferiti nel Museo Archeologico di Palermo.

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